Piazza Armerina

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Piazza Armerina merita una recensione particolare perché è stata una meta del  mio primo viaggio in Sicilia quando ero ancora molto giovane. Andai con mie due care amiche, le sorelle Di Maggio e fummo ospitate dai loro zii che mi trattarono come una loro nipote. Mi sentii a casa, in famiglia.

Arriviamo in mattinata e Filiberto ci fa passare per il centro, via Roma è bellissima con le strade di pietra lavica che però non è quella del posto. Io credo che ogni luogo abbia una propria identità che non deve essere snaturata ed è per questo motivo che se la pavimentazione delle strade fosse rimasta con le pietre tipiche della zona sarebbe ancora più bella.

Andiamo a trovare la sua anziana mamma, è incredibile ma si ricorda ancora di me e mi accoglie con affetto, è un vero piacere rivederla.

E poi a pranzo alla Locanda, in piazza della cattedrale; dalla finestra di fronte al nostro tavolo si può ammirale la cupola che svetta sui tetti della città.

Il pranzo è ottimo e chiacchieriamo tutto il tempo abbiamo 40 anni da raccontarci!

Nel pomeriggio ci inoltriamo per le viuzze, tra vicoli stretti e case storiche. La via stretta è davvero angusta, peggio dei carruggi di Genova.

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Ora andiamo al quartiere Castellina, uno dei quattro quartieri storici della città. In passato si estendeva ai piedi di un castello che ora non esiste più. Esiste ancora un tratto delle mura di cinta, c’è una grande breccia  che ora funge da porta d’ingresso.

La storia racconta:

Siamo nel 1299, Platie, come viene chiamata in questo periodo, è assalita dalle truppe franco-angioine del duca Roberto I d’Angiò. Ma gli abitanti, aiutati da circa sessanta Cavalieri Templari e Ospedalieri di guarnigione in città, guidati da Palmerio Abate e Guglielmo Calcerando, attaccano i nemici sul piano del Patrisanto oggi Teatini (allora fuori le mura e a poca distanza dalla loro Commenda di S. Giovanni Battista), costringendoli a togliere l’assedio. Durante questo assedio i soldati francesi erano già riusciti a creare una breccia sulle mura a difesa del borgo sottostante.

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Ora ci dirigiamo al vecchio liceo, nel cortile interno c’è la scultura dedicata al mostro di Lochness locale: la Culovria.

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A Piazza esistevano due sculture in pietra raffiguranti due culovrie cavalcate da due putti alati. Le due sculture erano poste nella fontana-abbeveratoio dell’Altacura, nel sito odierno del distributore di benzina (nella foto appare una mancante già di putto alato). 

Quando la fontana fu eliminata, le due sculture furono spostate nella prima aiuola di fronte l’entrata della Villetta Ciancio (o Villetta Roma o Villetta delle Rose) rimanendo sino al 1980, quando, sindaco di Piazza Ignazio Furnari, furono trasferite nel chiostro dei Gesuiti. Successivamente una sparì, mentre l’altra si trova ancora nel chiostro del Collegio dei Gesuiti (Biblioteca Comunale) nell’angolo a sx. (notizie prese dal sitohttp://www.startnews.it/notizie/start_write_news_10.asp?key=6598 )

Mi faccio scattare una foto con Prospero Intorcetta, un missionario gesuita che per primo tradusse gli scritti di Confucio in Europa.

E dopo, saliamo la scala dello zoppo, così detta perché si sale sempre con lo stesso piede ed il rumore ricorda l’incedere di chi cammina zoppicando.

Ma Piazza è una miniera d’oro, ad ogni angolo spuntano splendidi palazzi e chiese, peccato non tutti siano ben conservati. Piange il cuore dinnanzi a un patrimonio artistico che dovrebbe essere tenuto in maggiore considerazione

Continuiamo il giro per andare a vedere il lavatoio e l’antica Fontana dei canali dalle cui quattro bocche sgorgano potenti getti d’acqua fresca.

E ancora altre due fontane, più decentrate e meno valorizzate ma che meritano una visita.

Ora ci dirigiamo verso una chicca : la chiesa di San Domenico ad Aidone.

Edificata nel 1419, la chiesa presenta una facciata bianca in bugnato a punta di diamante molto rara in edifici religiosi.


C’è un po’ di foschia ma aguzzando bene la vista si scorge l’ETNA in lontananza.

Non facciamo in tempo ad andare a la Villa Romana del Casale e al sito di Morgantina ma torneremo perché Piazza è ricca di storia e di natura.

E NON SOLTANTO!

Ho ancora l’acquolina in bocca se ripenso a quei dolci!

Ringraziamo Filiberto per averci fatto da Cicerone e per la sua gentilezza e disponibilità.

Alla prossima!

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Tra due laghi: Montorfano

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Alla domenica cerchiamo sempre il bel tempo e questa volta ci siamo spinti a Mergozzo, un piccolo paese sull’omonimo lago. Eravamo in quattro e la nostra meta è stata il monte Orfano. Ci abbiamo messo un po’ a trovare il sentiero perché le segnalazioni lasciano molto a desiderare però è stato bello visitare la caserma scavata nella roccia e la vecchia polveriera. Il panorama è stupendo, tra il Lago Maggiore, il lago d’Orta e il fiume Toce che dopo un lungo giro si immette nel Lago Maggiore. In lontananza le tre isolette e le montagne spruzzate di bianco.

Elba, non solo mare

L’isola d’Elba è splendida, non solo per il mare pulito ma soprattutto per le magnifiche escursioni che offre. Da qualunque lato la si percorra regala panorami mozzafiato. Io la sto scoprendo poco a poco e non so se riuscirò, almeno in questa vita, ad esplorare tutti i sentieri che la attraversano.

E dopo le passeggiate viene fame! Quindi pesce fresco, pane buono, vino delizioso. Insomma, non manca proprio niente

Qui voglio condividere un assaggio della mia vacanza il maggio scorso; il tempo purtroppo è stato inclemente e non sono riuscita a fare di più .

Castello della Pietra

Le valli Scrivia, Borbera e Vobbia sono ricche di castelli: di alcuni sono rimaste poche pietre, altri sono in buone condizioni e visitabili anche all’interno. Salendo da isola del Cantone verso Vobbia ne esiste uno spettacolare , aggrappato alla tipica roccia del posto. Compare all’improvviso dopo una serie di curve e lascia letteralmente senza fiato.

Per accedervi ci sono due sentieri, uno breve che parte dalla strada statale che porta a Vobbia e percorribile in una ventina di minuti, uno più lungo chiamato sentiero dei castellani che parte dalla frazione Torre di Vobbia e percorribile in circa 2 ore.

Il castello è visitabile i giorni festivi a cominciare dal lunedì di Pasqua fino alla fine di ottobre; la visita è guidata e il biglietto costa 5 euro. Si entra dalle 10,30 in poi.

I bastioni sono due speroni naturali di roccia e l’interno è stato ristrutturato in modo esemplare. Interessanti le vasche di raccolta dell’acqua che rendeva il castello completamente autonomo. Le ristrutturazioni sono state avviate negli anni 80.

E da lassù si gode un panorama unico.

Una gita poco impegnativa ma interessante, adatta anche alle famiglie con bambini.

Alla prossima!

Viaggio in Sicilia parte 3: valle dei templi

La Valle dei Templi è un’area archeologica della Sicilia caratterizzata dall’eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico. Corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Oggi è parco archeologico regionale e bene protetto dall’Unesco.

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È come camminare nella storia ed è emozionante!

Alla prossima !

Viaggio in Sicilia Parte 2: Agrigento

Agrigento è una città antichissima fondata nel VI secolo a.C. dai Greci.

 

Una chiesa molto bella è quella di Santa Maria dei Greci che si nasconde tra i vicoli e le scalinate.

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E poi, la cattedrale di San Gerlando, primo vescovo della città dopo la liberazione dal dominio islamico che contiene un pregiato affresco di S. Giacomo che scaccia i mori.  Saliamo sulla torre delle campane, ammiriamo i tetti e laggiù il mare!

Agrigento è la città che ha dato i natali a PIRANDELLO e ci sono una piazza e un teatro dedicati a lui, inoltre fuori dalla città di Porto Empedocle in contrada Caos abbiamo visitato la casa museo e la tomba. Nella casa sono conservati manoscritti originali delle sue opere.

Vi saluto con i tradizionali PUPPI.

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Viaggio in Sicilia parte 1

Era già da un po’ di tempo che desideravo tornare in questa splendida regione, la mia preferita dopo la Liguria, e così ho acchiappato al volo una super offerta https://www.easyjet.com/it e con la mia amica Anna sono partita con meta Porto Empedocle.

Sono un’ammiratrice di Camilleri e dei suoi libri e Porto Empedocle è dove lui ha ambientato le sue storie, Vigata è proprio lì.  Inoltre non ero mai stata nella valle dei templi e volevo  coniugare mare e storia.

All’arrivo a Palermo abbiamo affittato un’auto e ci siamo dirette al nostro albergo. La Sicilia mi ha mostrato un volto che ancora non conoscevo, avevo visto la regione in estate quando tutto è bruciato dal sole e i colori vanno dal giallo all’ocra scuro. Adesso il  colore che prevale è il verde, dipinto da fiori spontanei che crescono dappertutto. Le montagne  forse non sono altissime ma hanno vette e falesie meravigliose.

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Lungo la strada ci siamo fermate a Ribera, la città delle arance, abbiamo mangiato una focaccina e bevuto una spremuta dolcissima.

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Siamo arrivate nel pomeriggio, ci siamo sistemate e abbiamo cominciato ad esplorare i dintorni.

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Già mi sono reinnamorata  dei colori, dei paesaggi e del cielo.

Alla prossima puntata!

Ritorno al monte Sciguelo

Giovedì scorso sono tornata in Liguria per salire sul monte Sciguelo partendo da Sciarborasca, un piccolo comune sopra Cogoleto. Questo monte si chiama così perché quando c’è vento da lassù si ode un fischio come quello di un fischietto, in genovese Sciguelo.La giornata era splendida e la temperatura ideale. L’inverno, in questa regione meravigliosa, molto spesso regala giornate incredibili e si cammina tra chiazze di neve in canottiera. Abbiamo seguito il segnavia” rombo rosso vuoto” e dopo una lunghissima salita su sentiero pietroso, siamo giunti alla meta. Panorama spettacolare, le Alpi in lontananza e il Beigua con le sue antenne molto vicino. Un po’ di magone per i momenti felici che questo luogo mi ricorda ma i miei amici mi hanno aiutato a scacciare la malinconia ed è stata una giornata molto bella.